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Direttiva UE 2023/2673 e diritto di recesso online

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Infografica sulla Direttiva UE 2023/2673 per l'e-commerce con nuovo diritto di recesso dal 19 giugno 2026.

Direttiva UE 2023/2673 e diritto di recesso online

Dal 19 giugno 2026 gli e-commerce che vendono online a consumatori finali nell’Unione Europea devono prestare attenzione a un nuovo obbligo collegato al diritto di recesso: la presenza di una funzione digitale di recesso, facilmente visibile e accessibile, attraverso cui l’utente possa comunicare la propria volontà di recedere dal contratto.

La novità deriva dalla Direttiva UE 2023/2673, recepita in Italia con il D.Lgs. 31 dicembre 2025, n. 209, che ha introdotto nel Codice del Consumo il nuovo articolo 54-bis dedicato all’esercizio del diritto di recesso nei contratti a distanza conclusi tramite interfaccia online. Il provvedimento italiano è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’8 gennaio 2026 ed è entrato in vigore il 23 gennaio 2026.

In termini pratici, non basta più avere una pagina “Resi e rimborsi” nascosta nel footer o indicare un indirizzo email nelle condizioni di vendita. Quando il diritto di recesso è previsto, il cliente deve poter trovare sul sito una modalità chiara per esercitarlo online.

Che cosa cambia per gli e-commerce

Il diritto di recesso non nasce con questa direttiva: per molti acquisti online B2C esiste già da tempo. La vera novità riguarda il modo in cui il consumatore deve poterlo esercitare.

Il nuovo articolo 54-bis prevede che, per i contratti a distanza conclusi tramite interfaccia online, il professionista consenta al consumatore di recedere anche tramite una specifica funzione digitale. La funzione deve permettere all’utente di inviare una dichiarazione di recesso online, indicando o confermando almeno il proprio nome, le informazioni che identificano il contratto o l’ordine e il mezzo elettronico attraverso cui ricevere la conferma.

Tradotto per un e-commerce: se l’utente ha acquistato da sito web, app o shop online, deve poter avviare il recesso da quello stesso ambiente digitale, senza dover cercare procedure complicate o scrivere manualmente una comunicazione al servizio clienti.

Il “pulsante di recesso”: cosa deve fare davvero

Spesso si parla di “pulsante di recesso”, ma l’obbligo non va inteso come un semplice bottone grafico aggiunto alla pagina. La normativa richiede una vera funzione di recesso, cioè un piccolo flusso operativo che consenta al cliente di inviare correttamente la richiesta.

In concreto, un e-commerce dovrebbe prevedere:

  • un pulsante o link ben visibile, ad esempio “Esercita il diritto di recesso” o formula equivalente;
  • una pagina dedicata al recesso, chiara e facilmente raggiungibile;
  • un modulo online per raccogliere i dati necessari;
  • un passaggio di conferma della richiesta;
  • una ricevuta automatica inviata al consumatore su supporto durevole, ad esempio via email;
  • una notifica interna al venditore, così da gestire correttamente la richiesta.

La norma indica che la funzione deve essere formulata in modo facilmente leggibile, con parole come “recedere dal contratto qui” o una dicitura equivalente e inequivocabile. Deve inoltre essere disponibile per tutto il periodo in cui il diritto di recesso può essere esercitato, ben visibile sull’interfaccia online e facilmente accessibile al consumatore.

Dopo la compilazione, il consumatore deve poter confermare la richiesta tramite una funzione indicata con parole come “conferma recesso” o dicitura equivalente. Una volta inviata la richiesta, il professionista deve trasmettere senza indebito ritardo un avviso di ricevimento comprensivo del contenuto della dichiarazione e della data e ora di trasmissione.

A chi si applica l’obbligo

L’obbligo riguarda gli operatori che concludono contratti a distanza B2C tramite interfaccia online, quindi in particolare e-commerce, piattaforme di vendita, siti con checkout online e app che vendono prodotti, servizi o contenuti digitali a consumatori finali.

Per un’azienda italiana che vende online, il punto da verificare non è solo “vendo prodotti fisici?”, ma anche:

  • vendo a consumatori finali?
  • il contratto si conclude online?
  • il cliente può acquistare da sito, app o altra interfaccia digitale?
  • per ciò che vendo è previsto il diritto di recesso?
  • il mio sito permette già di esercitare il recesso in modo semplice e tracciabile?

Questo vale per e-commerce sviluppati in WooCommerce, Shopify, PrestaShop, Magento, soluzioni custom e, più in generale, per qualsiasi sistema che permetta a un consumatore di completare un acquisto online.

Attenzione: non tutti i prodotti hanno diritto di recesso

Un punto importante: la funzione digitale non significa che il diritto di recesso si applichi automaticamente a ogni prodotto o servizio. La normativa sul diritto di recesso prevede eccezioni, ad esempio per beni confezionati su misura o chiaramente personalizzati, beni che rischiano di deteriorarsi rapidamente, prodotti sigillati aperti dopo la consegna che non si prestano a essere restituiti per motivi igienici o di protezione della salute, e altri casi specifici. Il MIMIT ricorda che le eccezioni sono previste dall’articolo 59 del Codice del Consumo e che i professionisti devono indicare chiaramente quando il diritto esiste o quando non si applica.

Per questo motivo, l’adeguamento non dovrebbe essere gestito solo come “aggiungo un modulo al sito”. Prima serve capire quali prodotti o servizi sono soggetti al diritto di recesso, quali sono esclusi e come devono essere aggiornate le condizioni di vendita.

Perché è un tema tecnico, legale e di user experience

Dal punto di vista tecnico, la funzione di recesso deve funzionare bene. Deve raccogliere i dati corretti, evitare errori, inviare conferme automatiche, mantenere una traccia della richiesta e permettere al merchant di gestire internamente la pratica.

Dal punto di vista legale, invece, è necessario verificare testi, condizioni di vendita, informative, esclusioni, tempi, modalità di rimborso e procedure operative. La modifica dell’articolo 49 del Codice del Consumo richiede anche che, quando esiste un diritto di recesso, il consumatore riceva informazioni su condizioni, termini, procedure, modulo tipo e, se del caso, esistenza e collocazione della funzione di recesso.

Dal punto di vista dell’esperienza utente, infine, il recesso non dovrebbe diventare un percorso ostile. Un cliente che trova una procedura chiara percepisce l’e-commerce come più affidabile. Al contrario, un percorso nascosto, ambiguo o poco tracciabile rischia di generare richieste duplicate, contestazioni, email perse e maggiore carico operativo per chi gestisce lo shop.

Come adeguare un e-commerce in modo corretto

Per adeguare uno shop online alla Direttiva UE 2023/2673 e al nuovo articolo 54-bis del Codice del Consumo, il primo passo è fare una verifica dell’attuale procedura di recesso.

Un controllo utile dovrebbe includere:

  1. verifica delle condizioni di vendita attuali;
  2. analisi dei prodotti o servizi venduti e delle eventuali esclusioni;
  3. controllo del percorso utente da mobile e desktop;
  4. identificazione del punto migliore in cui inserire la funzione di recesso;
  5. progettazione del modulo online;
  6. configurazione delle email automatiche;
  7. definizione della notifica interna per il merchant;
  8. test della procedura prima della pubblicazione;
  9. eventuale aggiornamento delle pagine legali;
  10. archiviazione delle richieste in modo ordinato e tracciabile.

Per gli e-commerce più semplici può bastare una pagina dedicata con modulo, conferma e automazioni email. Per shop più strutturati, invece, può essere utile collegare la richiesta al numero d’ordine, all’account cliente, al CRM, al gestionale o al sistema di ticketing interno.

E-commerce a Trieste, Gorizia, Udine e in Friuli Venezia Giulia: perché conviene muoversi subito

Molte aziende del territorio hanno costruito il proprio e-commerce nel tempo, aggiungendo funzioni, plugin, sistemi di pagamento, moduli di spedizione e strumenti marketing. Il rischio è che la parte legale e procedurale sia rimasta indietro rispetto all’evoluzione dello shop.

Per le aziende di Trieste, Gorizia, Udine, Pordenone e del Friuli Venezia Giulia che vendono online, questo adeguamento è l’occasione giusta per controllare non solo il pulsante di recesso, ma anche la struttura complessiva dell’e-commerce: condizioni di vendita, privacy, cookie, checkout, email transazionali, moduli, sicurezza e gestione degli ordini.

Un e-commerce non è solo una vetrina digitale. È un sistema commerciale vero e proprio, e come tale deve essere chiaro, sicuro, aggiornato e coerente con le normative applicabili.

SartiDigitali può aiutarti ad adeguare il tuo e-commerce

In SartiDigitali realizziamo e gestiamo siti web, e-commerce e soluzioni web su misura per aziende che vogliono lavorare online in modo serio, stabile e sostenibile.

Per l’adeguamento alla funzione digitale di recesso possiamo supportarti nella parte tecnica, intervenendo sul sito per integrare:

  • pagina dedicata al diritto di recesso;
  • pulsante o link ben visibile;
  • modulo online di richiesta;
  • passaggio di conferma;
  • email automatica al cliente;
  • notifica interna al merchant;
  • eventuale tracciamento o archiviazione della richiesta;
  • test del flusso su desktop e mobile.

Per la validazione dei testi legali, delle condizioni di vendita e delle eventuali esclusioni del diritto di recesso, è sempre consigliabile coinvolgere il proprio consulente legale o un servizio specializzato nella generazione e gestione delle policy. La parte tecnica e la parte legale devono lavorare insieme: il sito deve funzionare, ma deve anche comunicare correttamente ciò che la normativa richiede.

Chiudiamo il cerchio

La Direttiva UE 2023/2673 e il nuovo articolo 54-bis del Codice del Consumo introducono un cambio di prospettiva: il recesso non deve essere solo “possibile”, ma anche facile da trovare, semplice da usare e correttamente tracciabile.

Per gli e-commerce italiani, il 19 giugno 2026 non è una data da ignorare. Adeguarsi significa ridurre il rischio di contestazioni, migliorare la gestione interna delle richieste e offrire ai clienti un’esperienza più trasparente.

Hai un e-commerce e vuoi capire se è già conforme alla nuova funzione di recesso online?

Contatta SartiDigitali: analizziamo il tuo shop e ti aiutiamo a integrare una procedura tecnica chiara, accessibile e coerente con il tuo flusso di vendita.

FAQ

Dal 19 giugno 2026 tutti gli e-commerce devono avere il pulsante di recesso?

L’obbligo riguarda gli e-commerce e le interfacce online che concludono contratti a distanza con consumatori finali, quando per quei contratti è previsto il diritto di recesso.

Il pulsante di recesso sostituisce le condizioni di vendita?

No. La funzione digitale di recesso non sostituisce le condizioni di vendita. È uno strumento operativo che deve essere coerente con i testi legali, le procedure di reso e le informazioni fornite al consumatore.

Basta mettere una mail per il recesso?

No, una semplice email indicata nelle condizioni di vendita potrebbe non essere sufficiente. La nuova disciplina richiede una funzione online ben visibile, accessibile e dotata di conferma della richiesta.

La funzione di recesso deve inviare una conferma automatica?

Sì. Dopo l’invio della richiesta, il consumatore deve ricevere un avviso di ricevimento su supporto durevole, comprensivo del contenuto della dichiarazione e della data e ora di trasmissione.

Se vendo prodotti personalizzati devo comunque prevedere il recesso?

Dipende. Alcuni beni personalizzati o su misura possono rientrare tra le eccezioni al diritto di recesso, ma l’esclusione deve essere valutata e comunicata correttamente al consumatore.

SartiDigitali può occuparsi anche dei testi legali?

SartiDigitali può occuparsi dell’implementazione tecnica sul sito e coordinare l’adeguamento con strumenti o consulenti specializzati. Per la validazione legale di condizioni di vendita, limitazioni ed esclusioni, è opportuno coinvolgere un consulente legale o un servizio dedicato.