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Il tuo sito è su Google, ma ChatGPT non lo cita? Come farsi trovare dalle AI

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Team aziendale osserva schermi olografici con risultati SEO e laptop che mostra sito turistico al primo posto.

Il tuo sito è su Google, ma ChatGPT non lo cita? Come farsi trovare dalle AI

Ti è mai capitato di avere un sito ben posizionato su Google, che però ChatGPT ignora completamente? (spoiler: a fine articolo c’è un regalo)

A me è successo.

E la cosa interessante è che non stavo parlando di un sito invisibile, tecnicamente disastrato o con contenuti scritti male. Parlo di pagine già indicizzate, con un buon posizionamento organico e, in alcuni casi, traffico reale proveniente da Google.

Eppure, facendo domande pertinenti a ChatGPT, Gemini, Perplexity e altri strumenti basati sull’intelligenza artificiale, quelle pagine sembravano praticamente non esistere.

Così mi sono messo a studiare il problema e, soprattutto, a fare test su siti e progetti reali.

Dopo mesi di lavoro ho iniziato a capire meglio cosa possiamo fare per aumentare le probabilità che un’AI trovi, comprenda e utilizzi i nostri contenuti nelle proprie risposte.

La prima cosa da capire è questa:

essere visibili su Google e diventare una fonte per un’intelligenza artificiale non sono esattamente la stessa cosa.

E qui entra in gioco quella che oggi viene chiamata GEO, Generative Engine Optimization.

SEO e GEO: qual è davvero la differenza?

La spiegazione più semplice sarebbe:

Google ragiona per parole chiave, l’AI ragiona per argomenti.

È una semplificazione, però.

Google utilizza da anni sistemi capaci di comprendere significati, entità, intenzioni di ricerca e relazioni tra concetti. La SEO moderna non consiste certo nel ripetere una keyword venti volte dentro una pagina.

La differenza diventa più evidente nel modo in cui viene costruita una risposta.

Quando fai una ricerca tradizionale, Google deve principalmente decidere quali risultati mostrare.

Quando invece fai una domanda complessa a un sistema generativo, questo può avere bisogno di recuperare informazioni differenti, confrontarle e utilizzarle per comporre una risposta.

Google stesso spiega che AI Overviews e AI Mode possono utilizzare una tecnica chiamata query fan-out: una domanda viene sostanzialmente scomposta in più ricerche correlate, relative a diversi sottoargomenti.

Ed è qui che cambia il gioco.

Una pagina ottimizzata esclusivamente intorno a:

“realizzazione siti web Trieste”

potrebbe essere perfettamente pertinente per quella ricerca.

Ma un utente potrebbe chiedere a un’AI:

“Quanto costa far realizzare un sito aziendale a Trieste, cosa dovrebbe comprendere il preventivo e come scelgo una web agency affidabile?”

Dentro quella domanda convivono diversi argomenti:

costi, caratteristiche del progetto, servizi inclusi, SEO, hosting, assistenza, affidabilità del fornitore, criteri di scelta e probabilmente anche informazioni geografiche.

L’AI può cercare fonti differenti per risolvere queste sotto-domande.

Più il tuo sito dimostra di conoscere realmente un argomento, più aumentano le occasioni nelle quali una sua pagina può risultare pertinente.

Non significa quindi riempire una pagina di keyword.

Significa costruire copertura tematica.

Una cosa che puoi provare subito, in due minuti

Cerca su Google il servizio che vendi.

Poi guarda il riquadro “Altre domande”.

Quelle domande sono un ottimo punto di partenza per capire cosa le persone vogliono realmente sapere intorno a quell’argomento.

Supponiamo che tu venda impianti fotovoltaici.

Potresti trovare domande come:

“Quanto costa un impianto fotovoltaico?”

“Quanti pannelli servono per una casa?”

“Quanto dura un impianto fotovoltaico?”

“Conviene installare una batteria di accumulo?”

“Quali autorizzazioni servono?”

Ora apri la pagina con cui stai cercando di posizionarti.

Risponde realmente a queste domande?

Se parla soltanto genericamente dei tuoi impianti, probabilmente hai già trovato uno dei problemi.

Non significa necessariamente che tutte le risposte debbano stare nella stessa pagina. Alcune possono meritare approfondimenti dedicati.

Il punto è costruire un insieme di contenuti collegati che dimostri chiaramente:

“Questo sito conosce questo argomento.”

Da una keyword a una mappa dell’argomento

Questo è uno dei cambiamenti più interessanti che stiamo introducendo quando ragioniamo sulla visibilità nei motori generativi.

Invece di partire solamente da:

keyword → pagina

conviene iniziare a ragionare come:

argomento → domande → sottoargomenti → pagine → collegamenti tra le pagine.

Se, ad esempio, vogliamo lavorare sull’argomento “sito web aziendale”, potremmo avere qualcosa del genere:

AreaPossibile domanda dell’utente
CostiQuanto costa un sito web professionale?
TempisticheQuanto tempo serve per realizzarlo?
TecnologiaWordPress o sviluppo custom?
SEOIl sito sarà già ottimizzato per Google?
GEOPuò essere trovato da ChatGPT e Gemini?
HostingDove dovrebbe essere ospitato?
SicurezzaChi gestisce aggiornamenti e backup?
ConversioneCome deve essere strutturato per generare contatti?
AffidabilitàCome scegliere una web agency?
RestylingConviene rifare il sito o aggiornare quello esistente?

Questa struttura è utile alla SEO tradizionale, ma diventa particolarmente interessante quando un sistema generativo deve raccogliere informazioni per costruire una risposta articolata.

Ed è un approccio coerente anche con ciò che Google continua a raccomandare: contenuti originali, utili, facilmente accessibili e pensati per soddisfare realmente il bisogno dell’utente.

Ma attenzione: prima di essere citato devi essere trovato

Qui arriviamo a un problema molto più banale, e proprio per questo spesso dimenticato.

Puoi avere il miglior contenuto del mondo.

Ma se il sistema non riesce ad accedervi, difficilmente potrà usarlo.

Per ChatGPT, ad esempio, OpenAI utilizza OAI-SearchBot per individuare contenuti che possono essere mostrati nei risultati di ricerca di ChatGPT.

Ed è importante non confonderlo con GPTBot.

OAI-SearchBot riguarda la ricerca, mentre GPTBot viene utilizzato per contenuti che possono contribuire all’addestramento dei modelli. Sono controlli distinti. Un sito può quindi consentire l’accesso al crawler della ricerca senza necessariamente consentire quello destinato al training.

Bisogna quindi controllare almeno robots.txt, eventuali firewall, CDN e sistemi anti-bot.

Un Cloudflare configurato in maniera troppo aggressiva, per esempio, potrebbe bloccare involontariamente crawler che vorremmo invece lasciare passare.

Anche Perplexity dispone di una propria infrastruttura di crawling e indicizzazione e dichiara che PerplexityBot utilizza il robots.txt durante l’attività di crawling.

Quindi il primo controllo GEO non riguarda necessariamente i contenuti.

A volte riguarda il server.

Poi devi rendere le informazioni facili da estrarre

Una pagina enorme con 4.000 parole non è automaticamente migliore di una pagina da 1.500.

Anzi.

Una delle cose su cui stiamo lavorando maggiormente è la densità informativa.

Una pagina dovrebbe permettere sia alla persona sia alla macchina di capire velocemente:

di cosa stiamo parlando, qual è la risposta e quali elementi la sostengono.

Prendiamo questa frase:

La nostra agenzia propone soluzioni innovative e personalizzate capaci di soddisfare le esigenze di aziende di qualsiasi dimensione.

È una frase grammaticalmente perfetta.

Ma informativamente vale quasi zero.

Confrontiamola con:

Realizziamo siti web aziendali in WordPress e soluzioni custom. Un progetto comprende normalmente analisi iniziale, UX/UI, sviluppo responsive, configurazione SEO tecnica, analytics, sicurezza e formazione per la gestione dei contenuti.

La seconda versione contiene concetti concreti.

Può essere suddivisa.

Può essere confrontata.

Può rispondere a una domanda.

Può diventare una fonte.

È esattamente il motivo per cui, anche nei contenuti che realizziamo per SartiDigitali, stiamo dando sempre più importanza a definizioni, numeri, confronti, procedure, esempi e risposte esplicite, invece delle classiche frasi aziendali generiche.

Alcune ricerche recenti sulla GEO stanno osservando proprio questa dinamica: contenuti semanticamente pertinenti, ben strutturati e ricchi di informazioni direttamente utilizzabili tendono ad avere caratteristiche favorevoli alla citazione. Allo stesso tempo, la ricerca scientifica più recente invita alla prudenza: non esiste ancora una formula universale capace di garantire stabilmente la presenza in ChatGPT, Gemini o Perplexity.

Ed è una distinzione importante.

Possiamo ottimizzare le probabilità. Non possiamo “posizionarci primi su ChatGPT” con una formula matematica.

Almeno non oggi.

Scrivi blocchi che possano diventare risposte

C’è un esercizio molto semplice che utilizzo quando valuto una pagina.

Prendo ogni sezione e mi chiedo:

“A quale domanda risponde questo pezzo?”

Se non riesco a trovare una domanda precisa, probabilmente quella sezione è troppo generica.

Un titolo come:

Le nostre soluzioni

dice molto poco.

Un titolo come:

Quanto costa realizzare un sito web aziendale?

definisce immediatamente il contesto.

Ancora meglio se il primo paragrafo risponde subito:

Il costo di un sito web aziendale dipende principalmente da numero di pagine, complessità grafica, funzionalità, produzione dei contenuti, integrazioni e livello di ottimizzazione SEO richiesto.

Prima arriva la risposta.

Poi arrivano spiegazioni, eccezioni, esempi e approfondimenti.

Questo approccio aiuta l’utente, migliora la leggibilità e rende più semplice individuare blocchi di informazione autonomi.

Non serve scrivere come un robot.

Serve scrivere chiaramente.

La GEO non sostituisce la SEO

Questo è probabilmente il punto più importante dell’intero articolo.

In questo periodo si legge di tutto.

“SEO morta.”

“Google è finito.”

“Devi ottimizzare solo per ChatGPT.”

No.

Persino Google, parlando delle proprie esperienze generative, ribadisce che le fondamenta SEO restano valide e che non esistono requisiti tecnici speciali per apparire nelle AI Overviews o in AI Mode. Non serve nemmeno uno speciale file “AI.txt” o uno schema markup inventato appositamente per l’intelligenza artificiale.

Serve ancora avere un sito tecnicamente sano.

Serve permetterne la scansione.

Servono pagine indicizzabili.

Servono link interni.

Servono URL coerenti.

Servono contenuti originali.

Servono segnali di autorevolezza.

Servono informazioni aggiornate.

E servono siti esterni che parlino di noi.

Microsoft sottolinea inoltre l’importanza di sitemap aggiornate e segnali di freshness anche nel contesto della ricerca basata sull’intelligenza artificiale.

In altre parole:

la GEO non arriva dopo aver buttato via la SEO.

La GEO si costruisce sopra una buona SEO.

Essere la fonte è più importante che ripetere una keyword

C’è poi un’altra differenza che reputo fondamentale.

Per anni molte strategie SEO hanno cercato di intercettare una ricerca.

Con i sistemi generativi dobbiamo iniziare a chiederci anche:

“Perché un’intelligenza artificiale dovrebbe utilizzare proprio noi per sostenere questa risposta?”

Se dieci siti ripetono la stessa informazione generica, non abbiamo creato nessun motivo particolare per essere scelti.

Possiamo invece pubblicare dati originali.

Possiamo spiegare come affrontiamo realmente un progetto.

Possiamo mostrare prezzi o fasce di prezzo quando possibile.

Possiamo pubblicare casi studio.

Possiamo confrontare alternative.

Possiamo descrivere errori incontrati.

Possiamo documentare test.

Possiamo esprimere un punto di vista professionale motivandolo.

Ed è proprio qui che un’azienda può avere un vantaggio enorme rispetto a decine di articoli scritti semplicemente assemblando informazioni già presenti online.

L’esperienza aziendale può diventare contenuto.

Per SartiDigitali, ad esempio, lavorare dal 2014 su siti web, e-commerce, software gestionali e strategie di marketing significa avere materiale reale da trasformare in guide, confronti, casi e risposte alle domande che incontriamo quotidianamente con i clienti.

Queste informazioni non devono essere inventate dall’AI.

Esistono già dentro l’azienda.

Bisogna soltanto imparare a pubblicarle.

E i dati strutturati?

Vanno utilizzati quando hanno senso.

Organization, LocalBusiness, Product, Article, BreadcrumbList, FAQ e gli altri markup supportati possono aiutare i motori di ricerca a interpretare meglio determinate informazioni.

Ma attenzione a non trasformare Schema.org nell’ennesimo trucco GEO.

Google chiarisce esplicitamente che non esiste uno structured data speciale necessario per apparire nelle sue funzionalità generative.

I dati strutturati devono descrivere correttamente ciò che è realmente presente nella pagina.

Non sostituiscono contenuti scarsi.

Non trasformano automaticamente una pagina in una fonte per ChatGPT.

Non creano autorevolezza dal nulla.

Come capire se sta funzionando

Qui arriviamo alla parte interessante.

Fino a poco tempo fa misurare la visibilità nelle AI era estremamente complicato.

La situazione sta però cambiando rapidamente.

Nel 2026 Microsoft ha introdotto in Bing Webmaster Tools dati dedicati alla presenza dei siti nelle risposte generate dall’intelligenza artificiale, arrivando a mostrare informazioni come Topics, Intents e Citation Share.

Anche Google ha iniziato a rendere disponibili in Search Console report dedicati alla visibilità nelle proprie esperienze generative; il rollout globale è stato completato il 31 agosto 2026.

Per ChatGPT e altri strumenti possiamo inoltre effettuare test controllati utilizzando gruppi di prompt relativi al nostro settore e verificando periodicamente quali fonti vengono utilizzate.

Ma attenzione a un errore.

Fare una domanda una volta e non essere citati non significa necessariamente che la strategia non funzioni.

Le risposte generative possono cambiare in base al prompt, al momento della ricerca, alle fonti disponibili e al sistema utilizzato.

Per questo è molto più interessante osservare una serie di domande nel tempo.

La metrica non diventa più soltanto:

“Per quale keyword sono terzo?”

Può diventare:

“In quante conversazioni rilevanti sul mio settore il mio brand entra tra le fonti considerate?”

Ed è una prospettiva completamente diversa.

Da dove partire domani mattina

Se vuoi fare un primo esperimento sul tuo sito, non serve installare nulla.

Scegli una pagina importante.

Identifica il suo argomento principale.

Cerca quell’argomento su Google e raccogli le domande correlate.

Poi fai le stesse domande a ChatGPT, Gemini e Perplexity.

Guarda quali fonti vengono citate.

Aprile.

Osserva cosa contengono che la tua pagina non contiene.

Non guardare soltanto le keyword.

Guarda informazioni, struttura, esempi, profondità dell’argomento, dati, definizioni e collegamenti ad altri contenuti.

A quel punto avrai probabilmente una lista molto più interessante di interventi rispetto al classico:

“Inseriamo altre tre volte la parola chiave.”

SEO e GEO devono lavorare insieme

Non credo che il futuro consista nello scegliere tra Google e ChatGPT.

Credo che il lavoro da fare sia esattamente l’opposto.

Costruire siti che siano tecnicamente solidi per i motori di ricerca, utili per le persone e sufficientemente chiari e autorevoli da poter diventare fonti per i sistemi di intelligenza artificiale.

Perché una cosa non è cambiata.

Google, ChatGPT, Gemini, Copilot e Perplexity possono avere tecnologie profondamente differenti, ma hanno tutti bisogno della stessa materia prima:

informazioni utili.

La differenza è che oggi non stiamo più ottimizzando soltanto per essere trovati.

Stiamo iniziando a ottimizzare anche per essere compresi, selezionati e citati.

Ed è probabilmente questa la parte più interessante della SEO dei prossimi anni.

Ecco il regalo: un infografica da potersi recuperare all’occasione o per ricordarsi come funziona la GEO o per spiegarla al capo in maniera semplice 🙂

Infografica su come rendere il tuo sito visibile alle AI come ChatGPT, oltre che su Google.
L’infografica spiega perché un sito ben posizionato su Google può essere ignorato dalle AI come ChatGPT, Gemini e Perplexity. Illustra le differenze tra SEO tradizionale (parole chiave) e ricerca AI (argomenti). Propone 5 strategie: trovare le domande del proprio settore, creare contenuti esaustivi, renderli chiari, permettere l’accesso ai crawler AI tramite robots.txt, e monitorare la visibilità sulle piattaforme AI.